
SOS Conservatori
La musica classica e la comunicazione che parla alle giovani generazioni.
Un paio di settimane fa ho partecipato alla festa di Left Wing, una due giorni di tavoli di discussione intorno alla musica e allo spettacolo tra gli alberi e gli uccellini del Parco Nemorense a Roma.
Non è la prima volta che vado, sono inviti che accetto volentieri perché raccontano di entusiasmo e condivisione e anche perché sono occasioni per confrontarsi e conoscere persone con il mio stesso desiderio di costruzione e innovazione nella musica classica. Dunque, per una volta, la lingua è la stessa.
Il mio tavolo era gestito da Michele Nitti, direttore d’orchestra ed ex deputato che, durante il suo mandato, ha presentato ben 7 proposte di legge che riguardano la musica, dunque una persona che non propriamente sta con le mani in mano.
L’argomento era caldo: Per un sistema nazionale delle orchestre: tra formazione e occupazione e il giro di interventi l’ho iniziato proprio io, ponendo l’accento sull’importanza di puntare all’ascolto e dunque promuovendo l’idea di commissionare uno studio sulle preferenze attuali del pubblico che va a sentire un concerto, per potenziare la consapevolezza dei promotori e aumentare così l’affluenza.
Quello che è poi successo nelle due ore successive al mio intervento è qualcosa che mi ha fatto molto riflettere: hanno parlato Barbara Laurini di Bologna Fiere, direttrice artistica di Eufonica; Gregorio Mazzarese, responsabile settore Education dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia che ha avuto negli ultimi anni una crescita esponenziale e trasversale; Saul Salucci, Presidente Orchestra Rossini di Pesaro; Andrea Gargiulo con la sua realtà Musica in gioco; Antonella Coppi, Delegata Musica, Coro e Orchestra dell’Università di Modena e Reggio Emilia. Insieme ad altri, tutte queste persone hanno preso la parola e descritto a dire poco con passione i loro progetti, le loro idee, le loro speranze.
Il 90% di loro sono musicisti.
Musicisti che, a un certo punto della loro vita, hanno creato progetti, ricoperto ruoli di governance e accademici, ideato manifestazioni e promosso iniziative, diventando modelli da seguire.
Ora, quando si inizia lo studio della musica e di uno strumento, solo pochissimi riescono a raggiungere il loro obiettivo iniziale: diventare solisti, cameristi, orchestrali o professori di Conservatorio. Considerando il numero di laureati che ogni anno escono dai conservatori, il numero di quelli che possono contare su una carriera con lo strumento in mano è così esiguo da far gridare all’emergenza occupazionale, come infatti sta succedendo.
Proviamo allora ad ampliare la prospettiva.
Se il Conservatorio offrisse un programma strutturato di orientamento professionale, i futuri laureandi potrebbero scoprire passioni e capacità che neanche sanno di avere: talento manageriale, capacità organizzative, doti creative, skill digitali.
Questo non per dissuaderli dalla strada del concertismo, dell’insegnamento o dell’orchestra, ma per avere tutto sul tavolo prima di prendere una decisione che determinerà la loro vita.
Chi studia musica, come ho detto molte volte, sviluppa capacità mentali e gestionali che possono portare ad eccellere anche in altre professioni che, a loro volta, portano beneficio alla musica. Ordine mentale, concentrazione, autocontrollo, propensione all’analisi e creatività sono doti che un musicista acquista durante il percorso di studi e sono necessarie anche per creare progetti manageriali, ricoprire il ruolo di direttore artistico o sovrintendente, essere responsabili in un’accademia o un’orchestra, intraprendere la carriera politica, diventare giornalisti, seguire un percorso accademico, affrontare le sfide del marketing digitale e della creazione di contenuti.
È urgente che i Conservatori corrano ai ripari.
E inseriscano un serio piano di orientamento ai futuri laureandi: per intraprendere una carriera concertistica consapevoli delle aspettative di mercato ma anche per esplorare altre opportunità che possano essere non solo un’alternativa, ma una scelta consapevole.
Un anno fa, proposi un progetto di orientamento professionale ad una celebre accademia italiana, un tutoring dedicato alla gestione della carriera dei musicisti per l’inserimento nel mondo del lavoro.
Mi fu risposto che non lo ritenevano utile e che non avrebbe interessato nessun musicista. Sapevo che si sbagliavano, ma incassai e decisi di andare avanti per la mia strada.
La scorsa settimana ho lanciato un webinar dedicato a fornire gli strumenti essenziali per redigere e inviare proposte concertistiche alle istituzioni, ottimizzare le possibilità di ricevere risposte e aumentare le probabilità di ottenere feedback positivi, un argomento strettamente collegato alla gestione della carriera musicale e che mira a migliorare l’efficacia nella comunicazione con i promotori e le istituzioni.
242 iscritti.
Duecentoquarantadue iscritti.
Ho finito.
