Fus che Fus

FUS CHE FUS

Il rapporto conflittuale tra i musicisti e i verbi vendere e comprare.

Decido qualche giorno fa di analizzare le assegnazioni del FNSV, il fondo nazionale per lo spettacolo dal vivo (per gli amici il FUS) con il quale si sostengono quasi interamente le istituzioni, associazioni, festival, orchestre e ICO in Italia.

Mi preparo il mio caffè, mi accomodo sulla poltrona, clicco e mi si srotola di fronte agli occhi la lunghissima lista con, sulla sinistra, il nome del soggetto destinatario e, sulla destra, la cifra assegnata.

Iniziamo con un plauso alle tante prime istanze, le gazzelle del FUS, agili e scattanti. Scorgo poi in lontananza i leoni delle attività concertistiche, e mi salta all’occhio un branco famelico di 2 o 3 esemplari che da decenni prendono centinaia di migliaia di euro ma poi agli artisti lasciano due spicci, il sito web è fatto dal cugggino e i social glieli cura Fred Flintstone. Guardo allora verso l’orizzonte ed ecco i vigorosi leopardi delle ICO, solitarie realtà regionali in piena crescita.

Uh guarda laggiù, 4 meravigliosi esemplari di elefante, i festival di prestigio, i re indiscussi della savana, pesanti come mole e come contributo. Poi un brivido, sposto leggermente lo sguardo e resto immobile: due iene mi fissano, sono nascoste bene ma io le vedo perché lo so che sono anni che non pagano i musicisti e si finanziano con alchimie ed artifizi.

Ma è solo un attimo perché proprio in quel momento uno stormo di cicogne meravigliose, le assegnazioni delle azioni trasversali per la comunicazione, attraversano il cielo e allora mi rincuoro.

Insomma, leggere questo documento è stato come un giro sul tagadà: due righe col sorriso e 3 con il grugno, in loop.

Lo Stato deve essere il maggior finanziatore della cultura, su questo non ci sono dubbi. Ma non può solo dare e poi lavarsene le mani, deve anche supportare nel concreto la crescita e il mantenimento degli obiettivi: penso a servizi di consulenza, di affiancamento, corsi di aggiornamento, formazione che siano un punto di riferimento sia per chi riceve fondi per la prima volta che per chi li riceve da decenni e non ha però cambiato una virgola rispetto a 10 anni fa.

Altrimenti finirà che una gazzella si alzerà ogni giorno sempre più affranta pensando che, anche corresse a più non posso, non riuscirà mai a prendere gli stessi finanziamenti del leone. E al leone, allora, basterà restare fermo per mangiarsela.

Così però la savana si spopola, occhio.

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👉 Un articolo scritto nel luglio 2020, quando avevamo tutti tanto tempo a disposizione e parte del mio lo impiegai a spulciare il FUS delle 14 Fondazioni Lirico-Sinfoniche e la loro comunicazione. Si chiama The Fabulous Fourteen, buona lettura!

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DI TIZIANA