L’esempio di Sinner

L’ESEMPIO DI JANNIK SINNER

La vicenda di Placido Domingo al Verbier Festival qualche giorno fa è la riprova della mancanza di fantasia di molti grandi festival un po’ in tutto il mondo.

Lo stralcio dell’intervista di Jannik Sinner al Corriere che gira vorticosamente sui social, va maneggiato con molta cura, lo riporto:

“Per il tennis sono andato via di casa a 13 anni. Mi dà emozioni positive e negative, gioie e dolori. Mi dà tutto. Respingo il concetto di essere un’azienda: il mio pensiero non è il fatturato, non sono mai i soldi. Se lo fossero giocherei sempre, accetterei le esibizioni, non prenderei pause. A me al contrario interessa alimentarmi bene, dormire le ore giuste, mangiare a casa ogni volta che posso, farmi trovare in campo pronto la mattina dopo. Pronto a migliorare. Se non gioco il Master 1000 di Madrid o il girone di Davis, e capisco che i tifosi magari ci rimangono male, è perché sono a Montecarlo che mi spacco di lavoro. Il mio obiettivo non è fare soldi: è diventare la migliore versione di me possibile. Numero uno del mondo? Boh, vedremo. Magari n.4 è il mio limite. Desidero scoprirlo. E per farlo devo dire di no a qualcosa, sennò la stagione diventa interminabile. Quest’anno chiuderò con 22 tornei giocati: meno gare, più blocchi di lavoro. Dicono: Jannik è diventato più muscoloso. Eh, certo… Anziché andare in giro mi sono chiuso in palestra. Solo così si cresce, secondo me”

E ancora:

“Questa è la vita che sognavo da bambino, la proteggo. E se proprio mi annoio, mi costringo a prendere in mano un libro: non voglio stare troppo sul cellulare”

Ecco, leggo che andrebbe mostrato ai giovani, e sono d’accordo.

Dobbiamo però tenere presente una sola cosa quando lo faremo leggere ai nostri figli o ai nostri nipoti: di Sinner ne nascono uno ogni secolo. Come talento, come gestione mentale, come famiglia alle spalle, sono tantissimi i fattori che, solo se combinati e portati all’ennesima potenza, esplodono poi all’unisono generando Jannik Sinner.

Esempio sì dunque per i ragazzi e le ragazze, per migliorarsi, ma occhio a non sconfinare nell’emulazione.

Nello sport, come nella musica, i giovani devono avere sempre la consapevolezza dei loro limiti per porsi l’obiettivo di trovare le risorse per superarli, è questo che determinerà il loro successo personale.

E la vera vittoria non sarà riuscirci, ma provarci ogni volta.

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DI TIZIANA