Opportunità di lavoro

OPPORTUNITÀ DI LAVORO

Mi chiedo sempre perché chi sta nell’ambito della musica classica non si esprima altro che sui propri traguardi e non intervenga nel dibattito sociale.

L’impostazione solistica del percorso di studi nei Conservatori italiani è argomento battuto da decenni. Poco importa se meno dell’1% dei diplomati (e sto esagerando) intraprenderà poi una carriera solistica, non si riesce a scardinarla.

Lo scollamento continua anche nella moltitudine di Accademie di perfezionamento presenti nel nostro territorio, per la maggior parte di eccellente profilo artistico ma totalmente mancanti di opportunità di inserimento nel mondo del lavoro.

Di conseguenza, un musicista che finisce gli studi in conservatorio e poi si butta a capofitto nelle masterclass, si ritrova a 25 anni con tante cose imparate, molti insegnanti stratosferici frequentati e quasi inesistenti opportunità di lavoro.

Si crea dunque una fascia di potenziali sottoccupati quando va bene, quando invece va male di disoccupati, che perdono fiducia nelle loro capacità perché non riescono a trovare una collocazione lavorativa e un ruolo sociale, con grande frustrazione e difficoltà anche delle famiglie che li supportano.

L’obiettivo all’apparenza più raggiungibile diventa quindi l’orchestra, un organismo ampio in cui intanto lavorare come aggiunti e poi, chissà, magari si riesce anche a vincere il concorso. E quindi via ancora con le lezioni private, i tanti tentativi di vincere un’audizione e il peregrinare da un’orchestra all’altra senza alcuna possibilità di pensare ad un futuro non dico certo, ma un minimo delineato.

Purtroppo in Italia non esistono accademie alla Karajan Akademie dei Berliner Philharmoniker , dove si formano strumentisti proprio in relazione al loro inserimento in “azienda” ossia in orchestra. Sul sito stesso dei Berliner, è specificato che non sono solo i ragazzi a beneficiare del training ma anche e soprattutto l’orchestra che fa crescere professionisti in linea con i valori artistici, tecnici e relazionali dell’istituzione.

Insomma, se non si vuole prendere atto che il grande problema di chi studia musica in Italia è la bassissima possibilità poi di farne una professione sulla quale contare, allora ci stiamo nascondendo dietro al famoso dito.

Nelle migliori università italiane, i master sono considerati tali non solo se il livello dei docenti è alto ma anche, e soprattutto, se prevedono una partnership con aziende che aprano poi le porte agli studenti per un inserimento lavorativo, anche solo partendo da stage curriculari.

Serve lo stesso nella musica, un sistema intermedio di opportunità lavorative trasversali offerte da orchestre, aziende, accademie, istituzioni, stagioni concertistiche, festival che si frapponga tra la formazione e la professione vera e propria.

Ma serve in fretta però.

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👉 L’assenza del management della musica nella proposta formativa dei Conservatori è un altro fattore che limita le possibilità lavorative di un musicista. Ve ne parlo in questo articolo del 2021 che si chiama Il management della musica nei conservatori: buona lettura!

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C’è sempre una ragione valida per celebrare la star dei direttori d’orchestra per antonomasia: Herbert von Karajan, naturalmente con suoi Berliner Philharmoniker 💥🌟

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DI TIZIANA