Il violino

IL VIOLINO

Mi chiedo sempre perché chi sta nell’ambito della musica classica non si esprima altro che sui propri traguardi e non intervenga nel dibattito sociale.

Ho capito che non avrei più potuto suonare il violino a 42 anni, 6 mesi dopo l’incidente. Una stupida scivolata aveva provocato una gravissima frattura di radio e ulna scomposta, l’osso era compromesso e non si poteva fare più nulla.

Non avevo mai pensato di fare altro nella vita che non la violinista.

Un po’ per la famiglia di musicisti dalla quella provengo, un po’ per un’attitudine musicale innata sin da bambina, quella era la mia strada e la stavo percorrendo da 33 anni, ero ormai al Teatro alla Scala come aggiunta da due anni e mi preparavo ad affrontare il concorso.

Come ragiona la testa di una donna di 42 anni quando si rende conto di aver perso il suo lavoro, l’unico che (crede) di saper fare e per il quale ha iniziato a studiare a 9 anni, ma soprattutto cosa succede quando realizza che non potrà più vivere la sua più grande passione?

Guardando la situazione adesso, dall’alto degli 11 anni passati, posso senz’altro dire di essere riuscita a spostare lo sguardo. L’ho fatto senza deciderlo, inconsciamente: mi sono guardata intorno e mi sono concessa un’altra opportunità, dovevo riconoscere la sensazione che mi dava suonare il violino e darle una nuova casa.

Passo dopo passo, mi fu chiaro che io non ero il mio violino, ero ciò che il violino tirava fuori di me stessa ed era di quella me stessa che dovevo prendermi cura. Così, ho iniziato a seguire l’aroma dell’impegno, della concentrazione, della sfida, della passione, ossia tutto ciò che lo studio del violino mi aveva insegnato: quando una cosa mi faceva fare nottate, quando non riuscivo a smettere di leggere, ricercare, studiare, quello era il segnale che stavo andando nella direzione giusta.

E proprio ora che scrivo, dopo tanti anni, mi rendo conto che sono riuscita a fare esattamente ciò che desideravo e con la stessa intensità di quando suonavo: comunicare il mio amore per la musica classica e aiutare chi lavora in questo mondo a fare altrettanto.

Non c’è una morale in questa storia, non vi proporrò il finale ad effetto con la solita riflessione su crisi e rinascita: così è andata a me, non siamo tutti uguali. Ma se questo racconto ha dato solo un piccolo spunto di riflessione a qualcuno beh, ne sono felice.

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👉 A proposito di spostare lo sguardo, un articolo che ho scritto nel 2020 e che prende in considerazione anche altre interpretazioni professionali possibili per i musicisti: si chiama Professione musicista, buona lettura!

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Una playlist con alcuni dei brani del repertorio violinistico che amo di più suonati dai miei interpreti di riferimento fin da bambina 🎻🌺💗

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DI TIZIANA