Prima i giovani

PRIMA I GIOVANI

Vita dura per i giovani musicisti che si affacciano alla carriera professionale nella musica classica, di solisti e ensemble da camera bravi ce ne sono moltissimi e farsi notare è sempre più un’impresa.

Vita dura per i giovani musicisti che si affacciano alla carriera professionale nella musica classica.

Decisamente più ostica della nostra 30 anni fa, quando c’era minor concorrenza e forse anche un’ingenua predisposizione alla speranza, ai sogni e a tutto ciò che, adesso, sembra essere precluso alle nuove generazioni.

La verità è che di solisti e ensemble da camera bravi, ora, ce ne sono moltissimi. Perché ci sono ottimi insegnanti, perché anche l’accesso alle informazioni e dunque alle ispirazioni è decisamente più semplice che negli anni ’80, insomma i competitor sono un’infinità e distinguersi e farsi notare è sempre più un’impresa.

Molte grandi istituzioni dedicano ai giovani vere e proprie rassegne e spazi ben definiti nella programmazione, iniziative più che lodevoli, oserei dire eroiche. Non per la scommessa artistica su un giovane musicista e le incognite che comporta, ma perché, la maggior parte delle volte, il vero, spietato problema quando un giovane artista poco conosciuto si esibisce è l’affluenza di pubblico.

Parliamoci chiaro: il nome altisonante in cartellone ha ancora un immenso appeal ed è la strada più semplice, considerando poi che il ticketing è uno dei parametri da tenere in considerazione per i fondi pubblici e per tanti altri aspetti che non tratterò adesso. E del resto mi sembra più che comprensibile.

Cosa fare dunque? Prendendo in prestito il termine pensiero laterale dello psicologo Edward De Bono, spostiamoci qualche metro più in là.

Tutti i grandi gruppi pop e rock della storia prevedono all’inizio del concerto, un opening act o gruppo spalla, di solito un giovane artista o band emergenti che aprono il concerto per scaldare il pubblico. Quello che ne deriva è che sì, la loro funzione è quella, ma, di conseguenza, sfruttando l’affluenza di pubblico che si è generata proprio perché si tratta del concerto di una rock band o popstar, l’opening act diventa un’enorme opportunità di visibilità con, in più, anche il riconoscimento da parte della star che introducono.

Perché non fare lo stesso anche nella musica classica?

Pensiamo ad un recital di un grande pianista annunciato insieme al lancio di un giovane talento che suonerà un brano durante il suo concerto, magari dopo il primo brano sennò il pubblico arriva tardi, un po’ lo stesso criterio che si utilizza con il posizionamento di un brano contemporaneo nei programmi.

Il giovane farebbe una grandissima esperienza, avrebbe l’endorsement di una star conclamata, il pubblico delle grandi occasioni e magari anche l’attenzione dei media.

La star che lo accoglie nel suo concerto farebbe una brillante azione di generosità a tutto vantaggio della sua immagine e del riconoscimento come artista che concretamente aiuta i giovani.

L’istituzione avrebbe un’efficace leva di promozione e comunicazione oltre che un ulteriore spunto per creare interesse in un pubblico giovane e dunque un’occasione di ricambio generazionale in platea.

Immaginiamolo un sistema: l’Opening Talent della musica classica.

Iniziamo?

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