
RIPARTIRE DALLA BIO
Sei versioni di bio che ogni musicista classico deve avere.
Cosa racconta davvero la tua biografia professionale? È solo un elenco di successi o parla anche di te, della tua storia e delle tue passioni?
Quando si parla di bio nella musica classica, l’immaginario è quello della lista della spesa dei diplomi, concorsi, concerti, istituzioni e si tende a raccontare molto poco di se stessi.
La stragrande maggioranza dei musicisti si attiene ancora all’impostazione di una ventina di anni fa, quando l’unico motivo per il quale redigere una bio era quello di scriverla su un programma di sala.
Oggi gli utilizzi di una bio sono molto vari, perché i media richiedono versioni adattate ai diversi scopi.
A me piace schematizzare, credo l’ordine sia una base essenziale sulla quale poi dialogare, approfondire, inventare, adattare e personalizzare.
Quindi ecco le 6 versioni della bio di un artista di musica classica che, secondo me, devono essere create con attenzione, per avere materiale sempre aggiornato ma anche per tornare a fare il punto della situazione quando sentiamo che qualcosa è fuori asse.
1. BIO DETTAGLIATA
Molto simile ad un cv europeo, è la vostra vita, morte e miracoli. Qui si che deve essere messo davvero tutto, anche ciò a cui non date importanza. Attenzione però, non per inviarla ma per avere lo scheletro di quello che avete fatto: dal primo vagito all’ultima cosa che avete mangiato a cena.
Ci vuole tempo: fermarsi, ricominciare, aggiungere, specificare. Dopo, quando la rileggerete, sarete già un’altra persona. Perché mettere nero su bianco tutto, rende poi più semplice capire anche la ragione delle vostre scelte. Cosa che vi sarà utilissima nel prossimo step.
Lunghezza: indefinita.
2. BIO RACCONTATA
Ora che avete davanti pagine e pagine di anni, diplomi, concerti, masterclass, fatevi una passeggiata. Sul serio, distraetevi e scrollatevi di dosso la fatica, datevi tempo. Poi, appena pronti, iniziate la versione della bio raccontata: esattamente come fosse un romanzo, andate in sovrabbondanza prima e in sottrazione poi, appassionatevi a ciò che scrivete e parlate anche di sensazioni, di momenti difficili, di grandi soddisfazioni. Insomma non solo cosa avete fatto ma soprattutto PERCHÉ lo avete fatto. Pensate a Yo-Yo Ma, che nella sua bio non si limita a raccontare dei suoi studi alla Juilliard, ma parla della sua passione per l’integrazione culturale e i progetti con i quali usa la musica per unire le persone. La sua bio racconta non solo cosa ha fatto, ma chi è.
Lunghezza: Non è importante, basta che sia suddivisa in paragrafi per una maggior chiarezza di lettura e per guidare meglio il lettore. Se ci sono anche parole o concetti in grassetto poi è perfetta per essere usata nella sezione About del vostro sito.
3. BIO UFFICIALE LUNGA
Eccoci alla versione che chiameremo ufficiale, da intendersi dunque per scopi professionali: programmi di sala, comunicati stampa, press kit da scaricare sul sito. Questa bio è la sintesi ideale tra la dettagliata e la raccontata, fate attenzione sia armonica come stesura e bilanciata nelle varie sezioni.
Lunghezza: massimo 1 pagina
4. BIO UFFICIALE BREVE
È la contrazione della bio ufficiale lunga ed ha un’importanza determinante: serve a mantenere in evidenza i punti chiave della vostra attività, senza rischiare siano tagliati. Ossia: se avete vinto lo Chopin e lo inserite alla fine della bio lunga, rischiate che sia eliminato quando gli ingombri grafici o tipografici sono limitati. Dite che sono esagerata? No, non lo sono, non date per scontato che chi inserisce i contenuti abbia anche necessariamente competenze musicali tali da sapere cosa sia il Concorso Chopin.
Lunghezza: massimo 10 righe
5. BIO DI INSTAGRAM
Parole mirate per descrivere la vostra attività (ormai dovreste averle chiare) e un riferimento ad una passione o ad un modo di pensare, insomma qualcosa che esuli dall’attività professionale.
Facciamo l’esempio di Emma Ferrari (nome di fantasia), una pianista che insegna, ha un festival (o un progetto che ha creato o gestisce) e che ha anche la passione dei cani:
Emma Ferrari
🎹 pianista
🎓 docente @conservatorioX o @accademiaY o @scuolaW
🪩 direttrice artistica @pazzescofestival
🐶 dog lover
Poi un hashtag #piano o #classicalmusic e siamo a posto, emoticon comprese. Nel link, il vostro sito o, se avete più pagine web da mostrare, un bel Linktree e passa la paura.
Lunghezza: 150 caratteri (regole di Instagram)
6. JOB TITLE
Il job title non è solo una formalità: è la prima cosa che noteranno in conferenze, tavole rotonde, workshop, o su profili professionali come LinkedIn. In questi contesti, la sintesi è tutto. Il job title deve trasmettere rapidamente chi sei, cosa fai e riflettere l’aspetto più rilevante della tua carriera in quel momento.
Tornando alla nostra pianista:
Emma Ferrari, pianista, docente e direttrice artistica.
A seconda del contesto, potrebbe presentarsi anche così:
- In una conferenza accademica: Emma Ferrari, Docente di Pianoforte presso Conservatorio XYZ.
- Su LinkedIn: Emma Ferrari, Pianista, Docente e Direttrice Artistica del Pazzesco Festival.
Lunghezza: più corto è, meglio è.
Un bel lavoro, è vero, ma la sensazione che proverete dopo averlo fatto varrà il tempo speso.
Una curiosità.
C’era un immenso direttore d’orchestra del passato che usava sempre e solo una bio: ha diretto le orchestre migliori del mondo, i solisti più importanti del mondo, nelle sale più belle del mondo.
Si chiamava Carlo Maria Giulini.
Non male come bio breve.
Ti è piaciuto l’articolo? Condividilo!

Se non potrai partecipare dal vivo, riceverai dopo il webinar le istruzioni per accedere all’area riservata dell’Academy dove potrai guardare la registrazione del webinar fino a venerdì 4 ottobre 2024.
🟧 CONCERTI PLUS 🟧
Il corso completo per aumentare il numero dei concerti
Questo è il periodo ideale per inviare le proposte concertistiche!
Ti aspetto!
Tiziana 🌺