Il miope revisionismo culturale

IL MIOPE REVISIONISMO CULTURALE

palco del teatro dell'opera di roma visto dalla platea
La cultura è preziosa perché lascito del tempo in cui nasce, che senso ha cambiare anche solo una parola?
Un paio di sere fa sono andata al Teatro Opera Roma ad ascoltare Il Flauto Magico: regia di Michieletto visionaria e profonda, orchestra attenta e raffinata, i cantanti bene a parte un paio (che non specifico perché è solo la mia opinione dunque trascurabile), il direttore d’orchestra Spotti non male ma ancora da rafforzare il polso fermo sui cantanti.
 
Fine della mia critica approfonditiSSima e che passerà agli annali della storia della musicologia interplanetaria.
 
Ora, sedevo accanto a due signore che, per tutto il tempo, non hanno fatto altro che commentare il libretto. Ad ogni frase in cui si accennava alla figura femminile era tutto un «eh però non va bene», «questo è sessismo», «forse dovrebbero adattarlo».
 
Forse dovrebbero adattarlo?
FORSE DOVREBBERO ADATTARLOOO?
 
Stiamo parlando di un’opera del 1791, 233 anni fa. Ci sono frasi sicuramente sprezzanti nei confronti delle donne ma sono specchio di quel tempo e tra l’altro suonano come una beffa visto che poi, in senso ampio, è proprio una donna, Pamina, che salva l’uomo, Tamino, in questo miracolo di opera, talmente irraggiungibile da non avere aggettivi per definirla.
 
Io credo che la cosa stia sfuggendo di mano. La cultura è preziosa proprio perché lascito del tempo in cui nasce, specchio di quella società. Che senso ha cambiare anche solo una parola per allinearla alle conquiste, come in questo caso e molto c’è ancora da fare, della contemporaneità?
 
Seriamente, usciamo da questa spirale di giudizio approssimativo per sentirci più giusti e diamoci tutti una calmata.
copertina arancio ritratto Tiziana Tentoni scritta CONCERTI PLUS il corso per aumentare il numero dei concerti

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DI TIZIANA