Come mi vedo

COME MI VEDO

L’importanza dell’identità visuale per i musicisti

Ho deciso che mi sarei occupata del personal branding degli artisti di musica classica in seguito ad un avvenimento preciso: stavo parlando con il direttore generale di una nota istituzione cameristica romana quando gli arriva una mail con una proposta concertistica corredata di foto dell’artista. Lo vedo che ride e mi gira il computer per farmi vedere che l’artista aveva allegato una foto tessera.

A me la cosa non fece ridere per niente, anzi mi sentii umiliata, sono stata anche io una violinista e anche io ho dato poco peso alla mia immagine. Ma era 30 anni fa e adesso, in una rete relazionale che si interfaccia principalmente tramite la visualità delle immagine sul web e sui social, non capirne l’importanza vuol dire perdere una grande opportunità.

L’equivoco più grande che si cela dietro alla percezione del concetto di immagine di un artista, risiede nel pensare sia qualcosa di costruito, di fittizio, una scorciatoia per nascondere chissà quali magagne.

Non è così.

Lavorare sull’identità visuale vuol dire innanzitutto identificare quella fedele a chi siamo veramente. E, per farlo, è necessario un grande lavoro di ricerca dentro se stessi, ritornare sui passi che ci hanno portato al punto in cui siamo e non avere timore di immaginare gli obiettivi e quello che vogliamo dal nostro futuro.

Non uso la parola timore a caso perché il nodo è proprio lì: quanto è difficile rischiare di trovare magari proprio qualcosa che non ci piace, quanto è complesso dipanare la matassa delle aspettative per trasformarle in risorse?

Ho fatto questo lavoro su me stessa due volte nella mia vita professionale, quando ho dovuto tirare una riga, guardare il risultato e decidere la direzione successiva. Ogni volta è stata durissima ma ne sono uscita sempre più strutturata. E adesso che sto ultimando il mio percorso anche di coach professionale e praticando per arrivare a prendere le credenziali internazionali, sento che sta per arrivare una terza fase che, grazie a questa ulteriore competenza, mi permetterà di arricchire e dare un valore aggiunto alla mia attività.

Quando un artista decide di lavorare sulla sua identità visuale significa che è arrivato ad un livello di consapevolezza tale da sentire urgente la necessità di comunicare la sua vera essenza, per ragioni di ordine professionale ma soprattutto interiori, di fedeltà a se stesso.

Curare la propria immagine è proprio il contrario di ciò che si pensa: non è apparire, è essere.

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👉 Trovare 3 parole per definirsi è la prima cosa che chiedo quando lavoro sulla visual identity degli artisti. Per trovarle, bisogna lavorare sulla nostra storia e fare qualche passo indietro: solo così si trova lo slancio per prendere la rincorsa e fare il salto del cambiamento. Un articolo che parla proprio di questo che ho scritto qualche mese fa, si chiama Dammi 3 parole.

BARTOLI on Spotify

Una playlist dedicata a Cecilia Bartoli, la star della lirica che sorprende in ogni sua performance. Oltre alle sue doti eccezionali e alla sua presenza scenica imponente, ha da sempre lavorato sulla sua identità visuale e sulla sua comunicazione con fantasia, creatività e grande accuratezza. ⭐💯🔝

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DI TIZIANA