Riccardo Chailly e lo squillo

Riccardo Chailly e lo squillo

Sulla questione di Riccardo Chailly che ferma il concerto per lo squillo di un cellulare ne ho lette di ogni: risentimento, accuse, offese, sdegno, oltraggio.
 
Sono d’accordo sul fatto che lo squillo di un cellulare possa disturbare e interrompere la magia di un’esecuzione ed anche, come in questo caso, mettere in difficoltà la registrazione di un disco, tante persone che ci lavorano, l’opera d’arte oltraggiata.
 
Ma vista l’età media dei concerti di musica classica, non mi stupirei se la persona alla quale è squillato il cellulare fosse di una certa età, magari talmente coinvolta dalla serata da non essersi ricordata di spegnerlo o, peggio, convinta di averlo fatto e invece tradita da quel pulsante, quella diavoleria che per un ragazzo è scontato dominare, per una persona anziana invece meno ovvio.
 
Ecco, se fosse così, e non lo sapremo mai, ci sarei andata molto più cauta: il rispetto per chi non è più giovane e trova proprio in quelle due ore di musica un momento di serenità e gioia, è merce rara e va tenuto in considerazione prima di condannare a morte.
 
Siamo tutti ubriachi di sete del giudizio, non vediamo l’ora di infierire contro chi, crediamo e sentenziamo, si stia comportando male, forti di una morale che forse, e dico forse, bisognerebbe sedare con un pizzico, non dico tanto, di possibilismo.
 
Preferisco pensare che quella persona fosse un giovane tronfio, distratto e pieno di sé tanto da dimenticare il cellulare con la suoneria alzata perché noncurante del lavoro degli artisti e dei professionisti della Scala.
 
Perché se solo immagino che invece sia una nonna o nonno che si è visto umiliare di fronte a tutti, beh allora mi chiedo se c’è ancora un margine di umanità di cui andare fieri.
 
Proprio noi, quelli che dovevano uscirne migliori.