6 anni senza Maazel

6 anni senza Maazel

13 Luglio 2020 Off Di Tiziana Tentoni

Biarritz è località di surfisti nella costa sud occidentale della Francia, spalla a spalla con i Paesi Baschi: onde, ragazzi in spiaggia, bei negozi, atmosfera da perenne cazzeggio e da sole in faccia con drink al seguito, per capirci.

Come si sia sviluppato un Festival di musica classica sarebbe interessante scoprirlo ma fatto sta che nel 2005, con la Filarmonica Arturo Toscanini, l’orchestra nata a Parma nel 2003 e che poteva vantarsi di avere Lorin Maazel come direttore musicale, andammo a fare un concerto lì, in mezzo a un tour tra Italia, Francia e Spagna.

Maazel era in un momento di attività frenetica, come sempre del resto. Ma in quella occasione, arrivava da non so dove e avrebbe dovuto trovarsi a New York la mattina dopo, quindi la sensazione era sempre un po’ quella di acchiappare l’opportunità e di sperare che stesse in buona perché allora c’era da divertirsi.

Il programma prevedeva: Ouverture dei Vespri, Settima
di Beethoven e Nuovo Mondo di Dvorak, in questo ordine.

Entrammo, applauso, pronti per la battaglia, come amava sempre dire lui. Maazel fece in suo ingresso col balzello e con il movimento fisico morbido e rimbalzante dello splendido, era il segnale che c’era da affilare le spade e darsi da fare.

Vespri, venne giù il teatro, su quell’ultima pagina (notoriamente molto difficile per gli archi) ci fu gente che fece il carpiato sul posto: insomma, quello sarebbe stato un concerto epocale, lo sapevamo.
Esce per l’applauso e rientra sempre gasato, ora toccava a
Beethoven. Tutti pronti con l’arco in su (sì, faceva iniziare in su), lo vediamo sospettosamente girarsi ispirato verso violoncelli e contrabbassi. Un ragnatela di sguardi appanicati si sviluppò sul palco: no Maestro, ora c’è la 7 non il Nuovo Mondo, guardaci siamo pronti. Ma lui era con gli occhi chiusi e noi con le parti posteriori sempre più strette, scusate ma era così. Che si fa adesso?
Il Maestro, con la duttilità baciata da Dio del suo gesto e gli occhi socchiusi, staglia nell’aria l’attacco delicato del Nuovo Mondo. E noi tutti, trainati dal 1° oboe che era Luca Vignali, come una porta che sbatte dal vento, tiriamo giù un primo accordo della Settima che tolse ogni dubbio. Sudando, ma tutti, senza parlarci, avevamo deciso la stessa cosa.

Sentito il frastuono e resosi conto, i suoi occhi si spalancarono, come un treno che ti sfiora passando sui binari a tutta velocità e a 10 cm di distanza.

E fu a quel punto che gli vedemmo fare una cosa che non scorderò: richiuse gli occhi e iniziò a dirigere ovviamente senza un minimo di tentennamento la sinfonia di Beethoven, ma cercando simultaneamente di riprendere la concentrazione caparbiamente: era lì con noi ma era anche dentro se stesso a dirsi probabilmente Come hai fatto a non ricordarti che prima del Nuovo Mondo c’era la Settima? E lo dichiarò in una intervista mesi dopo, prima del tour in USA, proponendosi per il futuro, con il sorriso sarcastico che lo caratterizzava, di guardare sempre la parte sul leggio degli archi per non ripetere l’esperienza.

Manco a dirlo: trionfo della Settima di Beethoven e trionfo il Nuovo Mondo. Quello che avrebbe scioccato qualsiasi essere umano fornito di bacchetta, per lui era stato esercizio di autocontrollo, dettagli che risolveva prima ancora di finire di pensare a come risolverli.

Poi, perché andava di fretta, non concesse bis, la macchina per l’aeroporto lo aspettava dentro il teatro: non per scherzo eh, proprio dentro, dietro ai violini, avevano aperto l’uscita di sicurezza così che potesse scendere dal podio e infilarsi direttamente nella limousine. Restammo sul palco, a prendere gli applausi: storditi ed esausti, felici.

Ricorre oggi il 6 anniversario della morte del Maestro Lorin Maazel, ho voluto ricordarlo così.

Tiziana