Social Media e la sfida della Musica Classica

Social Media e la sfida della Musica Classica

18 Aprile 2020 Off Di Tiziana Tentoni

La declinazione web e social media della musica classica è uno degli argomenti che in questo periodo fa dormire poco gli addetti ai lavori.

Partiamo intanto dal presupposto che è fuorviante prendere come punto di partenza lo spettacolo dal vivo: quindi, laddove le considerazioni e le opinioni partano da questo, il discorso è destinato a zoppicare dal punto di vista logico.

Sì perché se si tenta di costruire l’esperienza musicale web sul modello di quella dal vivo si dimentica che nella comunicazione, intesa proprio come il comunicare, veicolare, trasmettere, si parte dal dire per raggiungere: e, per raggiungere, è necessario conoscere la destinazione e avere il mezzo adatto.

Quindi, per quanto valido sia il mio messaggio o la mia offerta, siano essi culturali, musicali o artistici, se non ho chiaro a chi comunicarli e come comunicarli, resteranno inascoltati, anche se hanno caratura straordinaria.

Prima del telefono (dice, ammazza la prendi alla lontana!) le persone comunicavano a voce: cioè solo quando si incontravano potevano comunicare. La rivoluzione dell’esserci senza esserci che ha portato il telefono, è la madre di tutte le rivoluzioni dei mezzi di comunicazione successivi: attenzione, MEZZI di comunicazione ossia il tramite attraverso il quale comunichiamo, il veicolo che porta il conducente.

La demonizzazione della musica classica su web, streaming, le dirette sui social, le lezioni online e tutto ciò a cui stiamo assistendo, è da ripensare quando il presupposto da cui è generata è Non potrà mai sostituire lo spettacolo dal vivo. Ma, scusate, questo è assolutamente scontato: che si può sostituire un abbraccio con una telefonata? No! Ma una telefonata, sentire una persona vicina anche se non la si può vedere, è UN’ALTERNATIVA che stiamo percependo sulla nostra pelle quanto possa essere significativa. Certo è che se io sto a rimuginare che non telefono perché non posso abbracciare allora mi precluderò, va da sé, una possibilità concreta di comunicazione.

Chi imposta le proprie iniziative web sul Ricreiamo la sensazione dei concerti dal vivo sta facendo uno sbaglio madornale, perché non succederà mai che guardando un concerto in streaming io mi emozionerò come quando sono in mezzo a 3000 persone, sento i respiri dei musicisti, l’energia collettiva, l’esaltazione del boato di un applauso.

Capito e digerito questo, allora si tratta solo di ragionare sul fatto che la musica classica su web e social media deve creare una ESPERIENZA diversa da quella dal vivo, perché È diversa.

Prima di tutto pensiamo al VALORE sociale che può avere.
Qualsiasi persona può usufruirne e quindi anche fasce più deboli, penso agli anziani, ai malati, alle persone con disabilità, a chi non ha sufficienti risorse finanziarie. Mi ricordo che negli ultimi anni della sua vita, mia nonna, grandissima amante dell’opera, ogni volta che andavo a trovarla mi chiedeva di cantarle Addio del passato da Traviata: non posso immaginare quanto sarebbe stata felice se, oltre all’emozione e all’affetto (e ce ne voleva tanto vi assicuro perché ce la mettevo tutta ma insomma, vabbè) nel sentire la nipote che cantava la sua aria preferita, avessi potuto farle sentire e vedere magari la prima della Scala in streaming, alla quale mai avrebbe potuto assistere dal vivo.

Parliamo poi delle dirette social. Innanzitutto, l’informalità avvicina: e vedere un grande artista che magari ci accoglie in casa sua, suona un brano e poi ci racconta aneddoti, esperienze, possiamo fare delle domande è una cosa unica, che soltanto i social possono dare. Senza contare poi che il pubblico giovane, e che magari non conosce la musica classica, molto più facilmente verrebbe in contatto con l’artista. E, magari, appassionandosi non solo al musicista ma anche all’essere umano che viene fuori nella semplicità e nella franchezza di queste occasioni, decide poi che vuole andare a sentirlo dal vivo, o comprare un CD, o decidere di iniziare a suonare uno strumento. Non c’è bisogno che vada oltre, i raccordi di beneficio sono infiniti.

Un altro aspetto da considerare sono i contributi privati: la maggior parte del supporto allo spettacolo dal vivo arriva dal FUS, ma non può farcela da solo, è evidente, discutibile quanto volete ma evidente. Quando nel 1996 il decreto Veltroni diede il LA alla trasformazione degli Enti Lirici in Fondazioni, si mirava ad un modello di finanziamento cosiddetto misto, ossia di interazione tra pubblico e privato. Ad ora, dopo quindi 24 anni, solo pochissime istituzioni hanno quasi realizzato questo modello e questo perché, oltre al nodo della defiscalizzazione, non c’è abbastanza pubblico in sala in quanto la comunicazione, nella stragrande maggioranza dei casi, non è appropriata, sia per contenuti che per capacità. E qui ritorniamo al conducente (proposta musicale), destinazione (pubblico) e veicolo/mezzo (comunicazione): se ho una splendida produzione di Pagliacci e voglio che il Teatro si riempia, devo conoscere il pubblico al quale proporre (target) e devo sapere come comunicarlo per raggiungerlo, come contenuti e come raggio di azione (marketing).

Ecco, sui social, solo Facebook ha 2,38 miliardi di utenti. DUEVIRGOLATRENTOTTOMILIARDI. In tutto il mondo. E mette a disposizione tool e applicazioni, oltre a un sistema di Gestione Inserzioni, che (se si sanno usare in maniera professionale) amplificano la portata del raggiungimento utenti in modo esponenziale e soprattutto mirato. Allora voi capite che io sponsor che esporto anche all’estero, o che ho un interesse solo in una zona particolare d’Italia, ho decisamente vantaggi ad investire in una diretta live o in un concerto in streaming che ha una diffusione mondiale (se ho necessità di questo) e/o che posso concordare sia targettizzato sul mio pubblico di riferimento, con numeri, conversioni e quindi risultati che mai potrei raggiungere diversamente.

Certo, grande attenzione dovrà essere usata poi dal punto di vista contrattuale per le compagini artistiche, per fare in modo che non si creino sovrapposizioni, fraintendimenti e incoerenze salariali. Ma, così come si prevede un contratto integrativo per le registrazioni audio e video, così può essere creato uno strumento di regolamentazione anche per l’attività concertistica e di digital PR online: dedicato però, non nel calderone delle liberatorie. Senza poi parlare dello scenario di aumento delle necessità di personale specializzato e quindi di offerta di lavoro ampliata, cosa che strizza decisamente l’occhio alla partecipazione pubblica.

Insomma, ognuno di noi declini queste considerazioni e le adatti alla propria situazione: istituzione, singolo musicista, gruppo di musica da camera, agenzia, scuola di musica, conservatorio, orchestra da camera, orchestra sinfonica. E ci renderemo conto che le possibilità sono infinite.

Al ESCO (di casa) per andare a sentire un concerto, si aggiunge ENTRO (nel dispositivo) per ascoltare la diretta live: si aggiunge, appunto, non sostituisce. Le due azioni non sono in competizione, non sono nemiche: perché, semplicemente, sono due cose diverse.

E l’integrazione tra diversità è la base della crescita: e questo, meglio della musica, nessuno può insegnarcelo.

©️ Tiziana Tentoni
Roma, 18 aprile 2020