Mi vendo

Mi vendo

11 Novembre 2019 Off Di Tiziana Tentoni

Se c’è una parola che sembra completamente in antitesi con la musica classica, questa parola è:
VENDITA (sobbalzo).

Ogni volta che parlo con un artista e la formulo, sento sempre la necessità di giustificarmi: Cioè, io uso vendita ovviamente ma sono stata anche io violinista, senza offesa. La maggior parte delle volte vengo tranquillizzata: Ma sì, certo, capisco benissimo, hai ragione: vendita!
Altre vedo negli occhi dell’interlocutore scetticismo, misto ad offesa, misto a stupore, misto a ora me parte de capoccia e devo quindi ovviamente approfondire il discorso ed è mio dovere, visto che sto parlando con una persona che, della musica, fa la sua compagna di vita, far capire esattamente perché è davvero importante che questa parola (attenti) VENDITA non faccia più timore, diventarne amici.

Quando chiamo un direttore artistico è per (in campana) VENDERE. Un modo di suonare, una prassi esecutiva unica, una strabiliante tecnica virtuosistica, una vittoria di un concorso internazionale, un’interpretazione emozionante: ossia (abbassa la testa!) VENDO un artista.

Ancora vivi? No perché lo scriverò ancora eh, avverto.

Per (occhio) VENDERE un artista è ovviamente necessario il mio impegno, la mia forza di convincere l’altro, tutti i sorrisi più smaglianti, le relazioni giuste e ben coltivate e le motivazioni più sensate e argomentate ma , fondamentalmente, la regola principale della (arriva da destra) VENDITA, è che l’artista sappia come gestire o farsi gestire il suo marketing (questa ultima che finisce per -ing l’ho messa minuscola così passa inosservata perché per qualcuno è tostissima).

Cioè: se una cosa non è in vetrina, come faccio a sapere che quel negozio la vende? (No questa volta era riferito a cosa, minuscolo, tutto sotto controllo). E non è bello che si decida di comprare una cosa perché da soli si pensa che brilli di luce propria, perché proprio non se ne può fare a meno, perché è preziosa, emozionante e ci rende felici e non perché qualcuno ci si mette alle costole per convincerci che quella cosa è preziosa, emozionante e potrà renderci felici?

Io credo che i social media siano davvero una grande opportunità di svincolarci dalla dipendenza degli altri nella propria professione. Sono pochi i passi da fare per avere una giusta strategia di marketBIIIP ma ognuno deve essere ponderato bene: e soprattutto prima analizzando davvero se stessi, pragmaticamente ed emozionalmente, e poi mettendosi in vetrina per (arieccolo) VENDERSI.
Fieri ed orgogliosi, noncuranti delle critiche: testa alta e pedalare.

Ma poi, del resto, non cerchiamo tutti di vendere un pezzetto di noi stessi sempre ed ogni volta che scriviamo un post? (fregati, non ve ne siete accorti, nooo fregati, punto).

Tiziana