Il caso Italia

Il caso Italia

10 Aprile 2019 Off Di Tiziana Tentoni
Si chiude oggi a Dusseldorf la conferenza annuale dell International Artist Managers’ Association (IAMA), l’associazione che riunisce tutte le più grandi agenzie di management della musica classica del mondo e della quale Amusart fa parte da un anno.
 
Ho provato sino all’ultimo ad andare, fatto incastri con tutto ma alla fine ho dovuto scegliere di restare a Roma a lavorare perché per fortuna c’è davvero tanto da fare con 3 concerti e due nuovi shooting nei prossimi 10 giorni.
 
Uno degli argomenti per i quali sono stata chiamata in causa dal chief executive della IAMA qualche mese fa, è stata l’emergenza pagamenti in Italia. Esatto: EMERGENZA. In pratica, gli agenti stranieri hanno chiesto alla associazione di creare un caso Italian payments perché i compensi arrivano con ritardi enormi e, a volte, non arrivano anche dopo anni. Quello che si aspettavano da me, e da altri agenti italiani interpellati, era una mappa delle istituzioni italiane che pagano tardi, cosa che ovviamente mi ha fatto sorridere perché stilare la lista dei “cattivi” lo trovavo eticamente non in linea con le mie convinzioni, oltre che maldestramente approssimativo.
 
E per un motivo: non è che le istituzioni italiane si divertano a non pagare, non è che tirino il collo alle agenzie e artisti stranieri così, per cazzarare: il problema è che, i fondi, li percepiscono tardi; il problema è che i tagli arrivano drastici senza avvisi; il problema è che non c’è UN PARAMETRO UNO universale per l’attribuzione dei finanziamenti pubblici; il problema è che i privati non investono senza avere una defiscalizzazione codificata da un sistema ben strutturato.
 
Anche noi in Amusart abbiamo le nostre singolar tenzoni con alcune istituzioni perché pagano tardi e vi assicuro, come potete immaginare, che io non ci vado proprio giù morbida: se non pagano nei termini di contratto, io chiamo e pretendo spiegazioni e non in maniera proprio possibilista. Però, questo non giustifica ma aiuta a comprendere, le ragioni che mi vengono opposte sono sacrosante nel 99% dei casi. Quindi, io che sono italiana entro in empatia, non lascio tregua e richiamo ogni settimana e finché non arriva il pagamento non mollo. Ma il tedesco, l’olandese, l’inglese che hanno altre impostazioni relazionali e non sono proprio dei compagnoni diciamo, il tempo non lo perdono e urlano al caso Italia.
 
E a me questa cosa non avete idea quanto abbia dato fastidio. Non perché la ritenga ingiusta: chi lavora deve essere pagato nei termini contrattuali, punto. Ma perché le istituzioni italiane sono il capro espiatorio, i problemi sono a monte: perché non si forma un’assemblea nazionale composta dai rappresentanti delle istituzioni italiane che faccia da portavoce al Ministero e sia riconosciuto come organo consultivo di riferimento?
 
Roma, 10 aprile 2019
© Tiziana Tentoni