Bocelli on the Top

Bocelli on the Top

20 Dicembre 2018 0 Di Tiziana Tentoni

Riflettevo ieri mentre guardavo lo speciale Andrea Bocelli su quanto questo artista generi reazioni contrastanti e soprattutto a volte con quanta violenza verbale ci si scagli contro di lui. Non credo che alcuna persona che abbia un minimo di buon senso musicale possa in qualche modo paragonarlo a Pavarotti, Di Stefano, Caruso, Domingo: se la sua voce è di tenore, ciò non significa che sia un tenore nel senso più classico del termine. Quest’uomo è riuscito con il suo nuovo album Sì ad arrivare primo nelle classifiche britanniche e USA, non so vi rendete conto bene di cosa voglia dire, nessuno prima di lui c’era riuscito se non Domenico Modugno con Volare che, però, appunto era un singolo, non un intero disco.

Qui siamo di fronte ad un pubblico mondiale che lo adora, che gli tributa standing ovation come se piovesse, che si emoziona ascoltandolo e che apprezza in lui questo modo di cantare che è tutto italiano, melodico, naturale, come la sua voce che ha un timbro che io personalmente ritengo bellissimo. Ma ciò che più in assoluto ieri mi ha affascinato nel conoscere più da vicino e intimamente questo artista è la semplicità e insieme la complessità del suo pensiero, la bellezza dei suoi valori, primo fra tutti la famiglia.

Cosa allora non si perdona a Bocelli, cosa fa scatenare così tanta rabbia e livore nei suoi confronti? Perché che non piaccia ci sta, è sacrosanto, ma perché insultare? E’ l’invidia per il denaro e per il successo, solo e unicamente questo, che si ritiene siano stati ottenuti sfruttando un’immagine che in primo piano mette la sua diversità fisica e la sua vita di ombre e a volte di buio. In realtà, eventualmente, tutto ciò non lo ha fatto lui, ma i media, le persone che lo sottolineano in continuazione, costruiscono il mostro per distruggerlo: insoddisfazione, mancanza di argomenti, cattiveria e, spesso, vero e proprio razzismo.

Ho avuto modo di accompagnare Andrea Bocelli in due occasioni: una lunga tournée europea con l’ Orchestra del Teatro Lirico di Cagliari nel 1999 con Lorin Maazel e una seconda con l’ Orchestra Toscanini nel 2003. In questa seconda occasione, ho fatto forse la più grande figura di merda della mia vita: facevo la spalla e avevamo insieme il solo di Puccini e la prima volta non siamo riusciti ad andare insieme, lui non mi sentiva bene perché eravamo troppo distanti. A quel punto io, il genio, gli ho toccato la mano e gli ho detto: “Maestro non si preoccupi, tanto poi in concerto ci guardiamo”. Sarei voluta sprofondare nel tombino della piazza principale di Bussetto e, mortificatissima, ho aggiunto: “Mi scusi Andrea.” Lui si è girato, mi ha messo una mano sulla spalla aggiungendo: “Non ti preoccupare”. E mi ha sorriso con grande dolcezza.

Ecco, quando dite una cattiveria pesante, quando scrivete un insulto becero nei confronti di Bocelli (come ho letto in alcune bacheche oggi) e nei confronti di chi il proprio successo lo condivide con l’affettuosa e dolorosa compagnia di una diversità fisica, pensate che mentre voi vi rovinate il fegato ad insultarlo, lui sorride di voi. E tanto.

Roma, 20 dicembre 2018
© Tiziana Tentoni

photo © Andrea Bocelli Official Facebook Page