Be different

Be different

16 Settembre 2017 Off Di Tiziana Tentoni

Circa 10 anni fa, con la Symphonica Toscanini, suonammo la 1 Sinfonia di Brahms diretti da George Pretre. Fu una settimana di scontri, controversie, schieramenti: chi lo amava, chi non lo sopportava, chi non capiva la sua interpretazione. Io, semplicemente, lo adoravo. Adoravo quel suo modo così naturale e personale di vivere la sinfonia, inquinata dalla sua esperienza, ispirata dalle sue contraddizioni. Era il contrario di ciò che avevo sempre ascoltato e suonato di quella sinfonia ma era Sua. E di nessun altri. E nel seguirlo fedelmente, nel tentare di realizzare ogni suo stimolo, ogni suo gesto, ogni sua smorfia, mi sentivo fortunata, quasi miracolata dall’avere la possibilità di calarmi nei panni di chi non ero ma che rispettavo profondamente. Con le sue cattiverie, le sue creazioni geniali, la sua fantasia e la sua impazienza.

Poi, dopo qualche mese, arrivò Rostropovich, nei panni di direttore: un gigante come violoncellista, nessuna parola è degna di ciò che lui è stato. Ma distante anni luce dal rispetto e dalla considerazione nei confronti dell’orchestra e dei professori d’orchestra. Se lo condividevi, eri suo amico, ti abbracciava e ti lodava. Se lo criticavi (e ce n’era da criticare come direttore), allora di dichiarava guerra. Con me lo fece perché odiavo che zittisse la mia fila con un plateale SHHH durante il concerto per chiedere un piano: fallo col gesto se sei capace pensavo, e suonavo ancora più forte, tanto da farmi odiare e da chiedere che, quando fosse tornato, io non guidassi più la fila dei secondi violini. Ovviamente lui tornò e io ero ancora al mio posto, mi voleva Maazel quindi nessuno poteva opporsi. Nonostante questo, continuai a non sopportarlo e facevo il mio dovere senza starmi troppo a sbattere. Ma un giorno raccontò la sua versione dei colpi di timpani sull’ouverture di Romeo e Giulietta di Tchaikovsky e la storia, per me, cambiò. Lui continuò a non sopportarmi, io pure. ma l’emozione che mi diede quella storia mi mise al suo servizio. E mai più ci fu un problema tra me e lui.

Sono le persone, le loro vite e le loro emozioni che fanno l’artista. E la capacità di accogliere la diversità che fa un musicista. Accogliamo la differenza come opportunità: non saremo migliori, ma senz’altro più ricchi.

Roma, 15 settembre 2017