Spallate

Spallate

22 Maggio 2017 Off Di Tiziana Tentoni

Da quando ho smesso di suonare il violino, mi sono gradualmente allontanata dalla vita dei teatri ed istituzioni italiane. È stato un processo ovviamente naturale, prima sapevo vita, morte e miracoli, tenevo d’occhio le audizioni, i concorsi, sapevo chi era chiamato come spalla, come prima parte, insomma vivevo come tanti nella condizione di musicista che vive grazie al fatto di essere chiamata a contratto a tempo determinato dalle istituzioni, nell’ultimo periodo della mia attività soprattutto alla Scala che consideravo la mia seconda casa artistica dopo l’Accademia Nazionale di Santa Cecilia, istituzione nella quale sono cresciuta.

Grazie a FB però in questi anni, mio malgrado, mi sono passate sott’occhio le notizie di amici e conoscenti: chi ha vinto quell’audizione, chi quel concorso, chi non ha mai vinto nulla ed inveisce col mondo intero, noncurante del fatto che, a parte qualche canonica e sacrosanta eccezione, se non vinci nulla vuol dire che non sei all’altezza. Punto.

In questo ginepraio di notizie, annunci, video postati da YouTube di improbabili soli, brani da concerti, riprese in camera da letto o al bagno di capricci, studi e quant’altro che bisogna stare attenti ad ascoltare prima e dopo i pasti per evitare di infelicitare stomaco ed intestino, la cosa della quale sono rimasta sconvolta è la facilità con la quale in Italia si è chiamati come PRIMO VIOLINO DI SPALLA di una orchestra pur con un livello violinistico a dir poco scarso.

Dunque, il mestiere di Primo Violino di Spalla è una cosa molto seria per chi non lo sapesse. Si tratta di essere il carro trainante della falange orchestrale: duttilità nel guidare senza emergere, capacità di trascinare senza mettere in seconda linea il direttore, sangue freddo e padronanza nello stagliarsi però poi improvvisamente soli come cani in assoli che fanno parte della letteratura musicale più importante di sempre: Missa Solemnis, Shéhérazade, Vita d’Eroe, Messa in si minore e via dicendo. In Italia abbiamo spalle d’orchestra davvero eccezionali: Manara, De Angelis e Quaranta alla Scala, Fabris a Genova, Gonzàlez a Roma, Milani a Torino, la Borrani alla Chamber Orchestra of Europe, Moccia all’Orchestre des Champs Elysées, solo per citarne alcuni e ricordando, su tutti, Andrea Tacchi, primo violino storico dell’Orchestra Regionale Toscana. Questa gente non solo sa suonare il violino in maniera eccelsa ma ha un carisma naturale nell’essere un portavoce artistico di quel microcosmo pieno di bellezze relazionali ma anche di spine, pericoli e compromessi che è l’orchestra. Da queste persone io ho imparato tutto: da quando e come entrano in sala, a come accordano, a come risolvono le problematiche delle arcate, come sanno gestire e controllare l’emotività non solo loro ma anche di tutti i musicisti dell’orchestra, ai quali spesso basta solo uno sguardo del loro konzertmeister per sentirsi parte del tutto. Mestiere complesso, professione impegnativa e di responsabilità quindi e di grande peso anche politico: un’orchestra che ha una spalla debole E’ un’orchestra debole, gestibile, che ha poco potere di contrattazione, che è ricattabile artisticamente.

Per questo, e proprio ora che sono totalmente fuori dal mondo orchestrale, vorrei esortare tutti i miei ex colleghi e amici a non accettare alla guida dei loro tanti anni di studio e di lavoro, un professionista del violino o presunto tale che non ha padronanza tecnica, che non ha intonazione, che non ha senso ritmico: ma che, dalla sua, ha solo di essere stato segnalato alle maestranze di turno per essere chiamato a ricoprire un ruolo che non può e non deve ricoprire per nessuna ragione al mondo.

Non potete far nulla per non farlo chiamare, certo: ma avete un potere immenso per non farlo più tornare. Rispettate voi stessi, gli anni di sacrifici, i concorsi fatti, e rifiutatevi categoricamente di avere sulla prima sedia della vostra orchestra chi non dovrebbe neanche essere ammesso a prendersi una birra al bar del foyer.

Parigi, 22 maggio 2017

Photo © Ruggeri 2011