Bentornata a casa

Bentornata a casa

11 Aprile 2017 Off Di Tiziana Tentoni

Stasera è successa una cosa. Mi sono ricordata di quella volta che, da adolescente, chiesi a mio padre come si faceva a capire se un pianista fosse bravo. Lui mi rispose semplicemente: Ascoltalo.

Ecco, io questa sera ho assistito ad un concerto, credo. Cioè sì, era un concerto: un bel teatro di tradizione, Il Teatro della Pergola a Firenze; c’era il pubblico che entrava, applaudiva; e un signore abbondante dalla postura composta, essenziale, che suonava un pianoforte. Quindi, sì, a rigor di logica e di consuetudine, quello che ho sentito era un concerto.

Dopo il primo brano, mi sono resa conto che non mi ero mossa per mezz’ora. Poi, senza soluzione di continuità, il secondo: ero congelata. Poi i bis, tanti, generoso questo signore. Sono tornata da sola verso il mio albergo e mi sentivo in una bolla, non c’erano rumori, solo musica.

La musica ti riporta sempre al punto in cui ti sei perso e ti ci riporta senza avvisare. Pensi di andare semplicemente a sentire un concerto e ti ritrovi in una prospettiva, in una dimensione. Quella che ti eri dimenticata di avere, quella che la vita, i problemi, le ansie e il lavoro ti nascondono per mesi, a volte anche anni. Ma poi, improvvisamente, ritrovi la strada ed era così semplice! Era lì, di fronte ai tuoi occhi, ma tu guardavi sempre nello stesso punto, non vedevi. Ma soprattutto, come diceva mio padre, non ascoltavi.

Impariamo a godere davvero della musica quando rispettiamo quello che abbiamo dentro, quando ritorniamo a noi, quando si compie un processo di vita e morte interiore e ricomincia un altro giro. Siamo il nocciolo, non la polpa, non la buccia: siamo la nostra spina dorsale, la strada tracciata, le promesse che abbiamo fatto, gli errori che abbiamo commesso.

Non c’è amore più grande nella mia vita della musica, non c’è cosa, fatti, persone che possano solo compararsi a ciò che provo quando ritorno alla mia casa, alla mia gente, alla mia musica. E succede talmente di rado che stasera mi sento una miracolata, una sopravvissuta.

E vorrei ringraziare per questo quel signore abbondante e composto nei gesti che si chiama Grigory Sokolov e che poco fa mi ha ricordato e riportato a ciò che veramente sento e sono.

Firenze, 11 aprile 2017