Mater Matuta

Mater Matuta

13 Febbraio 2017 Off Di Tiziana Tentoni

Un paio di settimane fa vado all’Ikea, di sera, dovevo comprare le candeline, le tea light, quelle cose che come fai a stare senza, indispensabili. Chiusa. Ormai stavo li, c’è un grande centro commerciale, mi faccio un giro un po’ annoiata, senza voglia per la verità di comprare nulla. Salgo all’ultimo piano, dove c’è la multisala, e vedo che sta per iniziare Mia madre: mah, Moretti a me proprio, come dire…ma io di cinema non capisco nulla. Però ero curiosa, ne avevo letto un gran bene, tosto mi dicono, a chi potrò proporlo che non mi ci mandi sonoramente? Ok, vado sola: mi compro un secchio di popcorn con la Sprite e entro. Dopo 20 minuti penso: esco, basta, ma chi cazzarola me l’ha fatto fare. E più il film andava avanti più la voglia di andare via diventava proprio desiderio di scappare, fuggire. Solo che non riuscivo a muovermi: un macigno con un secchio di popcorn quasi vuoto e una Sprite calda in mano.

Ormai sono passati un po’ di giorni. Quel film, l’argomento, il modo di affrontarlo, la lentezza, la pesantezza, i sorrisi amari, la durezza, mi ha arricchito moltissimo. Ha dato senso e direzione al dolore. Quello che proviamo quando i nostri genitori improvvisamente diventano figli. Quando senza preavviso ci rendiamo conto che sono loro, adesso, ad aver bisogno di noi. E più li abbiamo amati, più li odiamo perché invecchiano. Si permettono addirittura di metterci di fronte alle nostre responsabilità. Tra l’amore e l’odio che proviamo per loro c’è la nostra vita. Se troviamo il coraggio di farlo, possiamo leggerla li’, parola per parola. Solo per questo, non li ringrazieremo mai abbastanza.

Ecco perché dovevo andare sola.

Repost: Roma, 13 febbraio 2017 (post 19 maggio 2015)

Painting: Pablo Picasso, Madre e figlio, 1902