Klandestina

Klandestina

20 Febbraio 2017 Off Di Tiziana Tentoni

Entro in aereo, 8 D, corridoio, direzione Monaco di Baviera. Arrivo all’altezza del mio posto e trovo un ragazzo piuttosto robusto, in piedi all’altezza del posto centrale che armeggia tra borse, libri e un cestino di paglia con una copertura che sembra un pezzo di lenzuolo. Visto che non si era accorto di me che dovevo sedermi perché stavo bloccando tutta la fila, lo tocco sulla spalla per palesarmi. Si gira, mi fa un bel sorriso, si sistema i capelli e poi in italiano con un fortissimo accento calabrese si scusa e si mette a sedere al finestrino con tutta la sua roba addosso, cestino compreso. Mi metto a sedere per evitare che mi accoltellino alle spalle i nevrotici passeggeri dietro di me, poi mi giro verso di lui e lo esorto a mettere a posto le sue cose, abbiamo il posto centrale libero, l’imbarco è finito quindi non dovrebbero esserci problemi. Lui, sempre tenendo il suo cestino, si toglie la giacca e la butta sotto il sedile centrale e, assicurandosi che io non possa vedere il contenuto del cestino, infila dentro sia il libro che il telefono. Poi, sempre coprendo con il canovaccio e guardandomi per assicurarsi che non butti l’occhio, sistema meglio le cose e mette il cestino sul sedile centrale.
Oh. Potevo farmi i cavoli miei, chiaro, ma 1) de sti tempi nun se sa mai 2) sono curiosa come una scimmia, senza farmi paranoie da ATTACCO TERRORISTICO IN ATTO, aspetto che l’aereo decolli e studio la strategia per sapere che cavolo c’ha in quel cestino, molto simile ad un cesto per funghi. Mentre sto per agire, si avvicina il carrello, la hostess in tedesco gli chiede se vuole qualcosa da bere e lui, sempre con questo sorriso smagliante color spuma del mare di Tropea, gli risponde parlando per un minuto senza prendere fiato. Ma anche in tedesco ha un accento calabrese travolgente e lei mi guarda interrogativa in cerca di aiuto, faccio segno che purtroppo anche io non capisco ma che, mi tengo neutrale, forse vuole un bicchiere d’acqua, mi sembra un grande classico con ottime possibilità di riuscita. Lei però, nel frattempo, si accorge che il cestino è sul sedile e gli fa segno di metterlo sotto. Allora lui MI guarda, LA guarda, SI guarda intorno ed assicurandosi che niente possa trapelare dalla copertura, prende la giacca, se la mette addosso e mette il cestino per terra anche se ovviamente non passa sotto il sedile.
A quel punto, non posso più trattenermi: lo punto, gli sorrido e gli faccio il segno internazionale italiano, la mano a cucchiarella (termine tecnico): amico mio, ma si può sapere che c’hai là dentro? Lui a quel punto è imbarazzato, ha capito che ha fatto troppo casino per esimersi dal rispondere: si piega sul cesto, mi piego anche io, alza con circospezione un lembo e, dolcemente adagiata sul fondo, una macchinetta del caffè. Una macchinetta del caffè. Lo guardo ammiratissima e faccio il segno di applaudirlo, lui con la mano indica silenzio e sorride arrossendo appena. Poi tira fuori l’Iphone, mette le cuffie e si gira verso il finestrino.

Monaco di Baviera, 20 febbraio 2017

photo © Vincent Bourilhon Photographe