Dirimpettai

Dirimpettai

7 Febbraio 2017 Off Di Tiziana Tentoni

Nella mia vita professionale ho imparato solo dalle persone anziane. Diciamo che mi sono proprio sempre andata a cercare una figura di riferimento che avesse almeno il doppio della mia età e che mi spronasse anche in maniera dura ad andare sempre oltre. Con la musica da camera fu il M° Farulli, fondatore della Scuola di Musica di Fiesole, con il violino fu il M° Prencipe, spalla dell’Orchestra dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia, sul podio il M°Maazel: insomma, un bel plotone di baldi giovanotti che non sono mai stati teneri, per usare un eufemismo, né con me, né con chiunque si avvicinasse a loro. Persone di enorme peso umano ed artistico, di una generazione in cui c’era poco da scherzare, abituati ad ottenere, non ad avere. Severi, cattivi anche a volte, duri e poco attenti alla forma, il tutto mi è sempre scivolato addosso, “portavo a casa” senza fare troppe storie, magari qualche piantarello ma poi si raccoglieva la sfida e via. L’asticella si alzava sempre, talmente velocemente che dimenticavo il punto da cui ero partita ed una volta resami conto che opportunisticamente non potevo ottenere di più, creavo il trauma. Il distacco assolutamente naturale da queste figure, la presa di coscienza che era semplicemente arrivato il momento di cambiare punto di riferimento mi faceva soffrire talmente tanto che dovevo chiudere “male” il rapporto, crearmi l’alibi dell’abbandono.
La porta non si accostava, si sbatteva.

Un mese fa circa, ero convinta che un momento simile stava per arrivare con quello che considero oggi il mio mentore, un gladiatore attempato, una persona ostica, difficile, complessa, irrazionale, collerica, ma talmente geniale e generosa da farmi dimenticare tutto ciò ed avere per lui stima ed una venerazione, per lo più incomprese dalla maggior parte delle persone che conosco. Lui, a differenza di chiunque altro prima, non mi ha mai trattato come una sua allieva, né come un’apprendista, ma sempre come una sua pari, me lo ha sempre fatto credere, nonostante ovviamente questo sia molto lontano dalla realtà. Quello che è successo allora, è che è riuscito a tirare fuori da me ciò che non credevo neanche di essere: non mi ha fatto crescere, mi ha fatto prendere coscienza, non mi ha sfidato, mi ha fatto capire che avevo già vinto.

E la storia di porte sbattute si è conclusa. Ho chiuso con delicatezza la porta della stanza che mi aveva riservato nel suo appartamento, ormai troppo stretta per le mie necessità, e sono andata ad abitare nell’appartamento di fronte: più spazioso, pieno di luce, che mi permette di muovermi con agio e di mettere al loro posto tutte le mie cose. Un giardino in comune in cui piantare i fiori preferiti di cui entrambi godiamo: e poi basta affacciarsi alla finestra per fare due chiacchiere ed invitarsi a cena.

Il management di artisti, concerti ed eventi è un labirinto: più vai veloce e a testa bassa convinto di aver preso la strada giusta e più improvvisa e forte è la craniata che dai al muro quando sbagli. Per trovare la via bisogna tenere la testa alta, procedere lentamente, guardandosi attentamente intorno e sempre a braccetto di due sorelle gemelle, indispensabili una all’altra: Gratitudine e Collaborazione, figlie virtuose di mamma Correttezza.

Madrid, 7 febbraio 2017
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Painting: Henri Matisse/Open Door, 1896