Tratto ricco, mi ci ficco

Tratto ricco, mi ci ficco

14 Giugno 2016 Off Di Tiziana Tentoni

Al liceo funzionava all’incirca così. Il giorno del compito di matematica, essendo la sottoscritta una vera e propria scarpa in materia, intestavo il foglio con nome, cognome, data e al centro scrivevo: COMPITO DI MATEMATICA. Poi consegnavo in bianco e mi mettevo a fare le scritte sul diario. Ora dire LE SCRITTE SUL DIARIO sembra robetta ma io ci perdevo le ore e mia madre molte migliaia di lire di pennarelli. Usavo gli Staedtler per la precisione, la scatola in latta da 740 pezzi in tutte le gradazioni: dal pervinca al malva, dal verde bosco al giallo ocra, passando per il pesca, il glicine, il vaniglia toccando le vette del prugna e ruggine. Non c’era sfumatura che non fosse prevista visto che la INNOVATIVA E ORIGINALISSIMA tecnica PITTORICA era quella di disegnare una parola con un carattere grande tipo Mordillo, molto arrotondato, e poi cominciare a riempire seguendo il bordo e usando quanti più colori possibili a scalare di sfumatura.

Mi piaceva sistemarmi tutte le cose sul banco: matita, temperino e pennarello nero, punta fina, per ripassare il bordo. La regola che mi ero data per avere tutto sotto controllo è che niente doveva essere cancellato, neanche quello che al momento mi sembrava un palese errore: ci potevo sempre ripensare. Quindi mi ritrovavo una scritta a matita su un foglio pieno di correzioni: un angolo più arrotondato, uno spigolo allungato, modifiche di proporzioni perché sulle lettere più difficili tipo le maiuscole o le G ad esempio c’era sempre un po’ di tempo in più da perdere. Però poi ripassavo più pesantemente il tratto che mi sembrava più regolare e tiravo fuori il pennarello nero, con la punta fina.

Questo CAPOLAVORO scaturito dalla buonanima dell’ora di compito in classe di matematica era pronto per essere consegnato ALLA STORIA DELL’ARTE, tutto sarebbe dipeso dal coraggio di cominciare e dalla fermezza del mio braccio e della mia mano. Visto che anche da ragazzina le cose non le prendevo assolutamente sul serio, TESISSIMA, cominciavo a tracciare la riga facendo bene attenzione a non andare fuori bordo. E poi, aspettato il tempo necessario che si asciugasse, arrivava il rito compiaciuto della gomma da cancellare che faceva scomparire decine di minuti di lavoro a matita. Ci stavo tanto eh, tantissimo! Ma neanche avessi dovuto rifare la Cappella Sistina! Finalmente la bella scritta cicciona che avevo ora di fronte, sul foglio pulito e bordata da un bel tratto fermo di pennarello nero, era lì, pronta per essere colorata.

Dice: embé?

Embé niente. E’ una storia, che tutte le storie devono avere una morale?

Grazie dell’attenzione, devo andare. Ho fatto anni di prove a matita, sono riuscita finalmente a fare il bordo nero: bello, pieno, deciso e dal tratto ricco. Adesso voglio proprio divertirmi a colorare.

Parigi, 14 giugno 2016