Che peccato

Che peccato

15 Maggio 2016 Off Di Tiziana Tentoni

Non credo più nel culto di nessun dio. Non che non sia merito o colpa di qualcuno o qualcosa se siamo su questa terra, di qualcuno lo e’ di sicuro. Ma fatto sta che questo qualcuno o qualcosa certamente non sarà mai nutrito da alcuna mia preghiera ne’ celebrato da me con alcun rito in alcun luogo.

Disseto però con una certa regolarità la mia spiritualità di cui solo io sento e conosco. Può essere un giorno in un fiore, un altro in un bambino, nelle melanzane alla parmigiana, in un murales, mentre sto sul raccordo, al mare, ascoltando Rameau: il suono della mia interiorità si amplifica attraverso percezioni di bellezza, sorpresa e benessere sempre diverse di cui rendo conto solo a me stessa.

Detto ciò, quando capita che persone a cui voglio bene mi invitino in chiesa, per un matrimonio, un funerale, una comunione o un battesimo, ci vado. Entro, mi siedo, non partecipo alla funzione in alcun modo ma sto naturalmente in silenzio, mi alzo se gli altri si alzano e mi siedo se gli altri si siedono. Nello scambio della pace stingo la mano e sorrido, credo sia un gesto molto bello e lo faccio sempre volentieri. Mi comporto come un’ ospite che è stata invitata, con educazione e rispetto, ma senza assecondare la pratica religiosa esteriore in cui non credo e che non mi interessa.
Così come non mi interessano alcune mostre, non sono appassionata di equitazione, non ho mai amato le passeggiate in montagna se non perché a un certo punto si trova sempre la baita in cui fermarsi a mangiare la polenta e, per il momento, non sento l’esigenza di fare yoga.
Sono certa che nessuno mi giudica per queste mie preferenze no?

Ecco.
E allora vorrei che mi spiegaste perché quando sto in chiesa con discrezione e senza dare fastidio a nessuno, c’è sempre qualcuno che appena si accorge che non assecondo il rito, comincia a guardarmi.

La prima volta fa caso che non mi faccio il segno della croce: buongiorno signore, non sono credente.
Poi che non ripeto Ascoltaci O Signore: abbia pazienza, è sempre per lo stesso motivo, perché mi guarda ancora?
Poi che non faccio la comunione: sono divorziata signore, pure volendo la sua Chiesa la proibisce.
Poi nota che non dico il Padre Nostro: ha un testo splendido signore, ma non mi appartiene.
Poi per un attimo ci spera quando mi vede stringere la mano a chi me la porge per il segno di pace: ma no, signore, e’ educazione.
Un continuo occhiate, guardare, giudicare: sottile, senza picchi, politicamente e religiosamente corretto. Ma lo sguardo e’ di condanna profonda ed offensiva.

Toglietevela questa arroganza se ce l’avete, toglietevela per favore, date retta. Non siete superiori così, gratis, a chi non è praticante.
La prossima volta che vedrete una come me in chiesa, che proprio non offende nessuno non celebrando il vostro Dio, ma che vuole bene a chi l’ha invitata ed è per quello che sta lì’, non state a perder tempo a fissarla e giudicarla. Essere impietosi con gli altri non vi renderà migliori. State sereni, ce la possiamo fare anche senza il vostro giudizio.

Oh, e se poi avrete ragione voi e trovero’ chiusa la porta del Paradiso me ne farò una ragione: anche perché comunque all’Inferno ci si diverte parecchio.

Regensburg, 15 maggio 2016